I codici a barre bidimensionali, noti come codici 2D, memorizzano le informazioni sia in orizzontale sia in verticale. Questo consente di contenere una quantità di dati nettamente superiore rispetto ai tradizionali codici a barre lineari, o “codici 1D”, tipici dei prodotti retail e costituiti da strisce bianche e nere. I codici 2D possono contenere fino a 3.000 caratteri, mentre i codici 1D arrivano a un massimo di 30 caratteri.
Codici 2D più comuni
QR (Quick Response)

DataMatrix

DotCode

I codici QR sono particolarmente diffusi sui prodotti destinati al consumatore finale, perché possono essere letti dagli smartphone senza l’utilizzo di un’app dedicata. I codici DataMatrix, invece, sono più comuni nei contesti sanitari e industriali.
La differenza tra i codici 2D standard, progettati e ottimizzati per una specifica applicazione o settore, e i codici 2D GS1 risiede in un simbolo tecnico codificato nei GS1 2D, denominato FNC1 (Function Code 1). Questo simbolo consente la codifica di dati strutturati tramite gli Application Identifier (AI). Grazie al simbolo Function Code 1, la struttura GS1 diventa riconoscibile dai lettori. Quando una stringa di dati contiene questo simbolo all’inizio, lo scanner è in grado di interpretare le informazioni in modo strutturato.

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Perché i codici 2D sono importanti
I codici 2D stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nell’era digitale e sono spesso al centro dell’attenzione. Questo interesse crescente è dovuto alla loro capacità di memorizzare più informazioni, alla facilità di lettura da diverse angolazioni e all’elevata resistenza ai danneggiamenti, grazie ai meccanismi di correzione degli errori integrati. Inoltre, i codici 2D supportano funzionalità avanzate come il collegamento a siti web e applicazioni. In base all’applicazione e ai requisiti normativi, questo può contribuire alla conformità alle normative sulla tracciabilità, sia attraverso i dati codificati direttamente sia tramite l’accesso a informazioni digitali aggiuntive.